LA PAROLA a…….SIMONE MICHELI

La parola a…

 Una riflessione tridimensionale e contenutistica sulle Spa del nostro presente

di Simone Micheli   

 

La contemporaneità è sinonimo di frenesia, i suoi ritmi vorticosi interrompono il naturale flusso emotivo dell’individuo e atrofizzano la sua innata ricettività sensoriale.

Si crea uno spazio incolmabile tra la volontà di essere e la necessità di apparire, una dimensione sospesa compresa tra il sé e l’altro.

Ne deriva uno stato di torpore che anestetizza i nostri sensi e che rende gli stimoli, interni ed esterni, lontani richiami difficili da percepire e, quindi, da decifrare.

La riappropriazione della sfera sensoriale rappresenta l’unico varco per un auspicabile ritorno alle origini, a una condizione di equilibrio fra le parti; si tratta di un viaggio a ritroso che proietta inesorabilmente nel futuro e che passa attraverso un unico essenziale elemento, l’acqua.

Storicamente associata al benessere psicofisico, in quanto simbolo e strumento di purificazione, l’acqua trova oggi spazi nuovi dove produrre i suoi antichi effetti benefici: Spa e Centri benessere con percorsi d’acqua.

Il precetto latino salus per aquam si fa luogo, spazio, superficie e diventa una dimensione tridimensionale fatta di luci, colori, suoni, aromi che rende le pratiche idroterapiche un’esperienza polisensoriale, capace di generare sinestesia nel visitatore, una contaminazione dei sensi nella percezione del percepibile.

Questi centri costituiscono le mete privilegiate per interrompere il ciclo esasperato della quotidianità e ciò traspare, in modo sempre più evidente, dalle loro forme e collocazioni: si configurano come luoghi capaci di segnare un confine con il mondo esterno, il loro ingresso diventa una sorta di passaggio e i loro interni un vero e proprio rifugio.

La fluidità di questi luoghi diventa linfa vitale dal potere rigenerante, capace di risvegliare la sensorialità dei visitatori che tornano così ad ascoltare e ad ascoltarsi.

Il percorso che si compie in queste oasi è fatto di contaminazioni segniche e concettuali e ha come obiettivo la celebrazione di un ritrovato equilibrio, una sintonia che non è mera perfezione delle forme del corpo, ma profondo benessere interiore.

Ciò che si osserva nella contemporaneità è, del resto, il costante affacciarsi di bisogni nuovi o rinnovati che esigono un’elevata capacità di risposta; l’evoluzione del senso e della funzione dei centri legati al benessere costituisce un esempio significativo di questa tendenza.

Questi spazi, destinati fino a pochi anni fa a terapie strettamente fisiche, mutano la loro natura e ampliano il loro raggio di azione: non più luoghi di cura, ma oasi di relax e di rigenerazione del corpo e dello spirito attraverso percorsi d’acqua.

L’uso ludico di questo elemento costituisce la risposta innovativa a un malessere diffuso e generalizzato, alla congenita inquietudine dell’uomo contemporaneo che lo conduce a ricercare tranquillità e riposo in spazi avulsi dalla quotidianità.

In una realtà in cui l’incessante rapidità esaspera il senso d’incertezza di ognuno moltiplicando le possibili verità espressive e contenutistiche, l’unica via da percorrere è quella dei propri sogni.

L’eterogeneità che si osserva nelle soluzioni formali e stilistiche prodotte dai circumnaviganti di questa particolare dimensione, costituisce l’unico elemento di continuità riscontrabile nel panorama architettonico dei centri di rigenerazione psicofisica con percorsi d’acqua.

Dai materiali utilizzati agli effetti ricercati, ciò che predomina è il totale eclettismo: il più rigoroso minimalismo convive con un richiamo più o meno esplicito alla classicità, l’estremo purismo si affianca al più spinto plasticismo.

Se l’obiettivo è unico e consiste nel risveglio della dimensione polisensoriale, i tragitti che i progettisti metropolitani compiono nel loro quotidiano sono infiniti, perché infinite sono le combinazioni degli elementi che concorrono a questo risveglio: materiali naturali si fondono con quelli più dichiaratamente artificiali, luci e colori dai toni caldi e accoglienti si sovrappongono a quelli dai toni più freddi, perfino glaciali, e nessuno di questi accostamenti può definirsi casuale.

La sapiente commistione di superfici, luci, colori, suoni, profumi che trova forma – attraverso una riflessione volumetrica, visiva e contenutistica – in un perfetto connubio tra architettura, sensorialità e benessere, determina l’equilibrio tra le parti e l’armonia che ne risulta è la chiave d’accesso che consente di varcare la soglia dell’emotività. In questo percorso il pensiero si sublima e la ricettività sensoriale proietta l’individuo in una dimensione “altra”, che gli appartiene da sempre ma che gli sfugge inesorabilmente.

La materia in quanto tale perde, così, il suo valore intrinseco e acquisisce una rilevanza strettamente funzionale, si fa linguaggio anticonvenzionale per un dialogo costruttivo fra i sensi.

Gli ambienti che ne derivano sono assimilabili a palcoscenici in cui l’umano visitatore può finalmente mettere in scena la propria naturale essenza e porre fine a un’interminabile gestazione; l’ideazione e la progettazione di questi spazi concorrono a definire la trama della storia e diventano parte integrante del vissuto dei protagonisti in quanto ne attivano il flusso emotivo.

Il senso di questi luoghi non è assoluto, essi non significano di per sé, ma in relazione alla personale esperienza di ognuno; l’eternità cui aspirano non è legata all’originalità delle loro forme ma al carattere indelebile del loro impatto.

La loro efficacia è misurabile solo in termini di coinvolgimento e d’interazione tra le diverse sfere sensoriali in virtù di una seducente teatralità che diventa strumento di una profonda ricerca emotiva: una ricerca condivisa sia dagli autori di questi spazi sia dai loro visitatori.

Ogni volontà di ricercare o codificare una tendenza dominante risulterebbe, quindi, totalmente anacronistica: nella contemporaneità non vi sono formalismi da seguire, ma forme da narrare in quanto la rapidità del nostro tempo non consente alcuna rassicurante sedimentazione, tutto scorre in modo convulso, senza direzione né meta.

Questo flusso continuo richiama alla mente i ritmi di un moto perpetuo, lo svolgimento di un racconto senza inizio e senza fine cui ciascuno prende parte spesso inconsapevolmente.

I luoghi legati al benessere rappresentano una sospensione del reale, un allontanamento da ciò che è altro in favore di un avvicinamento al , rievocano spazi interiori di antica memoria, generatori di stimoli primordiali che tornano a farsi sentire e a travolgere i sensi fino a permeare l’anima del visitatore; ne deriva un’esplorazione di frontiere fisiche e concettuali che conduce a un’espansione del conoscibile e del percepibile.

Il frutto di questa rigenerazione è la percezione della bellezza in quanto tale, ovvero di quella tridimensionale armonia espressiva e contenutistica che l’individuo persegue e che dischiude il suo senso in un istante interminabile.

Questa è la sola esperienza destinata a lasciare un segno imperituro e gli spazi che sollecitano questa magica alchimia partecipano di tale bellezza perché ne sono fonte generatrice.

SIMONE MICHELI

informazioni@spa-industry.it

 

 

 

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